Vincent Willem van Gogh nacque a Zundert il 30 marzo 1853. Pittore olandese, non era un artista folle, era un uomo di grande cultura, un pensatore raffinato che parlava perfettamente varie lingue e che aveva studiato per diventare mercante d’arte.

Era dotato di una rara memoria visiva che gli permetteva di ricordare fin nei minimi dettagli dipinti o stampe già visti, essenziali per lo sviluppo del suo stile. Pur spesso tormentato da profondi dubbi, in parte originati dalla malattia, Van Gogh era anche un uomo molto ambizioso con una percezione estremamente chiara della propria opera nel suo insieme e del ruolo che avrebbe ricoperto nella storia dell’arte.

La produzione artistica di Vincent evidenzia l’amore per la campagna, vista come un ambiente fisso e immutabile, e l’attaccamento alla città, centro del movimento frenetico e della vita moderna.

Van Gogh costruisce, da un lato, un’immagine idealizzata della vita rurale, dimostrando così di credere che la natura e la vita dei contadini, dura ma onesta, fossero valori senza tempo; questo concetto trova chiara espressione nei suoi ritratti di coltivatori, nelle immagini del lavoro nei campi, che segue il ritmo regolare e rassicurante delle stagioni, nelle descrizioni della campagna olandese, come, ad esempio, nell’imponente La semina delle patate dal Von der Heydt-Museum di Wuppertal e nei bellissimi disegni di contadine chine al lavoro, in prestito dal Kröller-Müller Stifting.

Però anche la città era importante per il pittore dal punto di vista visivo, perché era il luogo dell’esperienza contemporanea, in cui era possibile venire a contatto con i più recenti sviluppi in campo artistico e progredire nella propria carriera. Inoltre in città il progresso dell’industria stava cambiando per sempre il destino dell’uomo e fu proprio lì che l’artista imparò a esprimere il sentimento della modernità, Il viadotto, dal Guggenheim Museum.

Van Gogh non ritraeva ciò che aveva davanti agli occhi, ma ne offriva spesso un’interpretazione originale e dipingeva esattamente ciò che voleva che l’osservatore vedesse. I suoi ritratti e paesaggi non sono tanto una traduzione spontanea della sua esperienza visiva quanto piuttosto un repertorio di avvincenti composizioni consapevolmente costruito. Opere moderna, che però resistessero ai mutamenti del tempo per poter essere per sempre attuali.

In Olanda si unì ai giovani membri della Scuola de L’Aia, come Mauve e Van Rappard, dipingendo il paesaggio olandese, ma esplorò anche gli ambienti proletari della città in continua espansione. Van Gogh scelse uno specifico repertorio di temi e immagini con l’intento di presentare al tempo stesso valori eterni e situazioni contemporanee. Il suo ritratto della campagna come luogo immutabile si basava sulla sua vasta cultura artistica e sulle precise idee che intendeva trasmettere.

Per celebrare l’intima felicità della vita rurale, egli dipinse casette col tetto di paglia, ignorando consapevolmente che quelle dimore erano in realtà baracche miserabili, cadute in disuso già ai suoi tempi. L’artista non era interessato tanto a ritrarre la verità oggettiva, quanto, a divulgare quelli che, a suo parere, erano i valori della vera vita di campagna.