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Amsterdam Libere
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Amsterdam: da
sempre considerata la città più tollerante e libertaria
d’Europa, laboratorio sociale avanzato di integrazione
razziale e rispetto delle libertà individuali, il migliore
esempio pensabile di socialdemocrazia. Città del libero sesso
(quasi), della libera droga (quasi), di contestazione radicale
alla società capitalista: dai provos degli anni ’60, agli
hippy degli anni ’70 ai punk degli anni ’80. Amsterdam nel
corso degli anni è diventata un mito di libertà e tolleranza.
Ma durante questi anni ’90 che hanno visto tutto il mondo
trasformarsi con una rapidità incredibile, nel segno della
restaurazione, della perdita dei diritti, del dominio assoluto
del dio denaro, anche Amsterdam ha cambiato volto: libertà si,
ma non di pensare e agire come si vuole, bensì di comprare
ciò che si vuole. Il messaggio in fin dei conti è quello che è
passato ovunque: più hai soldi e più sei libero di fare ciò
che vuoi, quindi sei più felice, e viceversa. Uscendo dalla
stazione centrale ed incamminandosi sulla centralissima Damrak,
la breve via che porta direttamente alla “mitica” piazza Dam,
si ha l’impressione di trovarsi in un immenso Luna Park per
turisti. Decine di Coffee Shops ovunque, i bar dove si vendono
liberamente droghe leggere e bevande e alimenti (space cakes)
a base di hascish o marijuna o “smart drugs”, droghe leggere
più o meno “frizzanti”, “vivaci”. Il tutto in una giungla di
insegne luminose di banche, fast foods, negozi per turisti,
ecc. che ricorda piuttosto le vie centrali di Hong Kong che
quelle di una città europea. A sinistra della Damrak si stende
il famoso “Red Light District”, il quartiere a luci rosse,
pieno di sexy shops, puttane in vetrina, cinema a luci rosse,
negozi sadomaso e quant'altro si possa immaginare, dove
pagando il giusto prezzo tutti i desideri e le fantasie
sessuali possono essere soddisfatti. La prostituzione in
Olanda è considerata una professione legale (tranne ovviamente
quella minorile), e solo lo sfruttamento è perseguibile
penalmente. Percorsa questa via, si arriva in piazza Dam, la
piazza che ha visto più di ogni altra piazza d’Europa
susseguirsi i movimenti di contestazione radicale degli ultimi
decenni, punto di incontro e aggregazione per gli alternativi
e gli estremisti di tutta Europa, teatro di scontri anche duri
e violenti, oggi completamente “ripulita”, e popolata di
turisti di tutto il mondo con le tasche piene di dollari,
marchi o yen. L’ultima volta che ci ero stato (1979), quello
era territorio punk, e l’unica presenza costante era quella
della polizia, i turisti passavano velocissimi o la evitavano
come la peste. Questa volta (aprile 1997) c’era un enorme Luna
Park, giostre e disco music, e sulle scalinate del monumento
con l’obelisco non sedevano più i “Rude Boys” di un tempo, ma
quasi esclusivamente turisti giapponesi che fotografavano e
filmavano tutto, anche le mosche che volavano sulle
numerosissime merde di cane sparse un po’ ovunque. Manco a
dirlo in questa zona si trovano, quasi in sequenza, il museo
del sesso, il museo delle torture e il museo della cannabis e
derivati: tre stronzate che non dicono proprio niente, giusto
uno specchietto per le allodole per ingannare i turisti che
arrivano da paesi molto più repressivi rispetto alla presunta
liberalità del modello sociale olandese, e naturalmente per
spillargli altri quattrini dalle tasche. I musei di Van Gogh,
della resistenza, il museo del teatro e quello storico sono
fuori dal centro, perché lì interessa solo il denaro, non
certo l’arte o la cultura. Libertà di spendere e comprare,
dunque, protetta da una presenza quasi impercettibile, ma che
ad un osservatore attento non può sfuggire: quella poliziesca.
La polizia è veramente ovunque, praticamente ogni strada ha il
suo commissariato (district team), ogni 50 metri incontri una
pattuglia di poliziotti/e, bianchi, gialli, di colore, in
macchina, a piedi, in bici, in barca, a cavallo, ecc... Tutto
è sotto controllo. Questa presenza è veramente costante e
massiccia, semplicemente non salta tanto all’occhio perché il
poliziotto olandese non è così brutale e arrogante come ad
esempio i “nostri” carabinieri o polizia. Se rispetti la legge
(beninteso) è quasi gentile, tranquillo, forte del fatto che
essendo ovunque nulla può sfuggirgli. “Tolleranza Repressiva”,
così hanno definito il modello sociale olandese alcuni
compagni dell’Autonoom Centrum di Amsterdam (Bilderdijkstraat
165/f) con i quali ho parlato a lungo. E così sono venuto a
scoprire che il famoso modello olandese non è proprio per
niente superliberale e “avanguardistico” come sembrerebbe; ad
esempio i lavoratori hanno veramente meno diritti che da noi:
uno sciopero o una assenza dal lavoro può significare il
licenziamento, a totale discrezione del datore di lavoro. I
sindacati sono così asserviti alla logica del capitale che non
hanno veramente nessuna voce in capitolo. La disoccupazione è
alta, il lavoro è quasi totalmente precario, e il lavoro nero
dilaga. I salari sono bassi, le pensioni minime, e il costo
della vita è davvero alto. Il sussidio di disoccupazione
esiste, ma è difficile averlo (o meglio possedere i requisiti
richiesti per percepirlo) ed è andato diminuendo così tanto
negli ultimi anni che attualmente è assolutamente
insufficiente ad una sopravvivenza che non sia nettamente al
di sotto della soglia della povertà. L’integrazione razziale è
di certo avvenuta pienamente, nel senso che davvero non
sembrano esistere tensioni o differenze sociali fra cittadini
di diverso colore o provenienza o cultura. Ma il modello
sociale non funziona lo stesso: non conta il colore della
pelle, ma lo spessore del portafoglio; se è ben fornito sei
pienamente rispettato e integrato, se è vuoto sei proprio
escluso, e ti fotti. Se poi sei un immigrato clandestino, un
sans papier (quello che da noi si chiama permesso di
soggiorno), la legge olandese è davvero esemplare: fino ad un
anno di reclusione in attesa di rimpatrio; ma questo caso non
si verifica praticamente mai, il rimpatrio (deportazione) è
quasi immediato. Recentemente vi sono state mobilitazioni di
religiosi di varie confessioni (ad Amsterdam esistono
praticamente tutte) e forze di sinistra (parlamentare e non)
contro la Martinair, compagnia aerea privata che ha messo a
disposizione del governo olandese i suoi aerei per la
deportazione degli immigrati clandestini. Ogni forma di
libertà che non sia perfettamente funzionale al capitale (come
i coffee shops o i sex shops) non solo è scoraggiata, ma se dà
anche solo un po’ di fastidio viene brutalmente repressa (ho
visto la polizia in tenuta antisommossa, a bordo di barche,
caricare dei ragazzi che suonavano sui canali, anch’essi a
bordo di barche, solo perché erano andati di poco oltre
l’orario autorizzato, che tra l’altro, roba da matti, era
fissato alle 8 di sera!). Ad Amsterdam non esistono case o
spazi occupati (quelli che c’erano sono stati tutti
sgomberati), e le occupazioni che saltano fuori ogni tanto
hanno vita brevissima; l’unica alternativa è quella di
legalizzarsi e fare contratti col comune, che manco a dirlo
limitano quasi totalmente l’azione e le ambizioni politiche di
questi luoghi, cioè, o si diventa locali più o meno
alternativi, o si sparisce (questo è il caso ad esempio
dell’ex casa occupata di Spuistraat 216 - di area anarchica -,
che rimane comunque uno dei pochi posti “politici” non
completamente asserviti alla logica del capitale - assieme
all’Autonoom Centrum -, che si possono trovare ad Amsterdam).
Il centro della città è stato anche “ripulito” da tutti
quegli spacciatori (illegali) che fino ad alcuni anni fa ad
ogni passo ti proponevano veramente di tutto: da ogni
possibile e immaginabile droga esistente al sesso di ogni
tipo. Questi fenomeni, spaccio di droga pesante e
prostituzione (soprattutto minorile) sono stati respinti in
periferia, soprattutto a sud, da Vondelpark ad Amstelpark e
quartieri limitrofi, anche se cercando (e pagando, ovviamente)
si possono trovare ancora anche in centro. Ma la droga, almeno
quella leggera, è legale si o no in Olanda? La risposta è NO,
non è legale. La legge olandese considera illegali tutte le
droghe, ma fa una netta distinzione fra droghe leggere e
pesanti. Considera le droghe leggere un “rischio accettabile”,
quelle pesanti un “rischio inaccettabile”. La quantità
consentita per uso personale di droghe leggere è stabilita in
un massimo di trenta grammi: oltre questo sei uno spacciatore;
da uno a trenta grammi di detenzione sei comunque punibile per
legge fino ad un massimo di un mese di reclusione; per le
droghe pesanti la detenzione di qualsiasi quantità, anche per
uso personale è considerata reato, punibile con una pena fino
ad un anno di galera. In ogni caso lo spaccio di droga è
considerato dalla legge olandese come uno dei reati più gravi,
punibile con pene fino a venti anni di carcere. Ma in realtà
questa legge non è quasi mai applicata in modo così fiscale.
La politica adottata è che le droghe leggere (soft-drugs), pur
rimanendo illegali sono tollerate, nel senso che puoi fumarle
all’aperto, anche se teoricamente incorri in un reato
amministrativo (multa) ed in un mese di carcere per possesso,
e puoi comprarle nei “pubblici” coffee shops. Questi hanno
degli obblighi di legge precisi, contravvenendo i quali
(sempre teoricamente) dovrebbero essere chiusi
istantaneamente: non potrebbero vendere alcoolici (ma li
vendono praticamente tutti), non potrebbero vendere droghe ai
minori (ma nessuno si cura neanche per sogno di accertarsi se
hai 15 o 50 anni), non potrebbero vendere droghe pesanti né
consentirne la vendita al loro interno (ma dentro ai coffee
shops si trova tranquillamente di tutto), non potrebbero essi
stessi possedere al loro interno più di trenta grammi di
droghe leggere che è il limite massimo di possesso fissato
dalla legge (ma veramente come è pensabile che questi ne
abbiano al massimo trenta grammi nel cassetto se poi ne
vendono degli etti al giorno?), non potrebbero venderti più di
una volta al giorno una bustina da due - tre grammi di fumo
(ma una bustina la puoi comprare anche 10 o 20 volte al
giorno, e tu, magari insieme a qualche amico puoi uscire dal
coffee shop anche con un etto di “roba” in tasca). La lista
dei divieti e degli obblighi di legge sarebbe ancora lunga e
sempre più ridicola, ma mi fermo qui. Quindi i coffee shop
sono legali ma agiscono nell’illegalità. Come mai questo
casino che la droga leggera è illegale ma è legalmente
venduta, anche ben oltre i limiti fissati dalla legge? La
risposta è abbastanza semplice: negli anni ’80 l’Olanda è
risultata statisticamente il maggior importatore europeo di
droghe (tutte), ed anche il maggior punto di commercio di
droghe (acquisto / vendita) sempre a livello europeo. Questo
traffico era tutto in mano alla criminalità organizzata, era
dilagante e sfuggiva completamente al controllo statale. Una
risposta puramente repressiva in queste condizioni sarebbe
stata non solo fallimentare, ma faceva semplicemente ridere, e
soprattutto avrebbe comportato dei costi economici enormi a
fronte di praticamente nessun risultato. Da qui la creazione
di “isole” legali di vendita (i coffee shops) e l’origine di
questo strano equilibrismo legislativo: illegale ma
consentita, fuorilegge ma tollerata. In tal modo lo stato
olandese ha cercato di salvare capra e cavoli: da una parte di
appropriarsi di un pezzo dei lauti guadagni prodotti dal
commercio di droga, dall’altra di salvare la faccia nei
confronti delle pressioni dei vicini stati europei
ultra-repressivi (Belgio soprattutto, e poi Francia, ecc.).
Attualmente in Olanda, siccome anche lì come nel resto
d’Europa gli schemi politici classici sono completamente
saltati, cioè la destra non è più destra e la sinistra non è
più sinistra, e non si capisce più bene se è più a sinistra la
destra o se è più a destra la sinistra, è in atto una pesante
campagna repressiva in materia di droghe: al centro vi sono
proprio i coffee shops, e più o meno tutti i giornali
sostengono che non è più possibile tollerare questa situazione
in cui non si riesce neanche più a controllare la “front door”
(la porta d’ingresso dei coffee shops, cioè ciò che entra), ed
è praticamente impossibile ogni forma di controllo sulla “back
door” (la porta posteriore, cioè ciò che realmente esce dai
coffee shops), per cui la politica olandese in materia di
droghe va rivista in senso repressivo. Ora, se esiste una
effettiva inversione di tendenza per quanto riguarda le droghe
leggere, figuratevi un po’ la situazione in materia di droghe
pesanti (hard drugs). Anche su questo versante negli anni
passati l’Olanda è stata all’avanguardia a livello mondiale
nell’affrontare il problema, così come è vero che oggigiorno è
in fase regressiva. Per anni l’Olanda ha affrontato la
questione delle droghe pesanti non tanto con la pura e
semplice repressione carceraria e poliziesca, ma con concrete
politiche di prevenzione (informazione), di assistenza
(riduzione del danno) e con varie sperimentazioni terapeutiche
davvero innovative. Quello che è più grave ora, non è tanto
l’inasprimento dell’apparato repressivo, che è sempre più o
meno uguale da anni, ma questo nuovo clima, creato dai media,
di condanna “morale” del drogato, di esclusione del “diverso”.
Il drogato non è più un normale cittadino con i suoi diritti e
doveri, tutt’al più con qualche “problema da risolvere”, ma è
tornato ad essere un pericoloso delinquente, che provoca
fastidi e molestie alla collettività. Anche qui ci sarebbe da
ridere (o piangere), perché per “drogato” si intende il
tossico di droghe pesanti, eroina, cocaina, xtc, ecc., non
certo chi si impastiglia (di psicofarmaci) o chi beve. Da
notare che l’Olanda ha tassi di alcolismo vertiginosi, vicini
ai tassi record (8 - 10%) di Francia, Belgio e Germania a
fronte di una popolazione tossicodipendente stimata attorno
allo 0,1 - 0,3% (e che è in costante calo statistico, poiché
sempre meno giovani iniziano ad usare droghe pesanti, mentre
la percentuale di alcolisti è in costante aumento, soprattutto
fra i giovani). Così si stanno rapidamente facendo dei passi
indietro rispetto alle conquiste degli anni passati. Ad
esempio in Olanda (precisamente a Rotterdam) era nata una
associazione di consumatori di droghe dal nome Junkiebond (Surinaamse’s
Junkiebond) che era venuta ad avere un peso politico a livello
nazionale per quanto concerne i diritti e la difesa dei
consumatori di droghe, diventando da movimento d’opinione a
gruppo di pressione (pressure group) a quello che potremmo
definire un vero e proprio “sindacato” dei consumatori, in
grado di influenzare le decisioni politiche a livello
nazionale in tema di droghe pesanti. Attualmente il nuovo
vento neoliberale dell’ovest li sta mettendo a dura prova.
Oggigiorno questa organizzazione esiste ancora, ma è costretta
su posizioni difensive estreme. Li ho cercati per parlare con
qualcuno di loro, ma la loro sede di Amsterdam non esiste più
(c’è solo più quella di Rotterdam), e le poche informazioni
che sono riuscito ad avere su questo fenomeno sociale me le
hanno date alcuni ragazzi che vendevano opuscoli underground
(peraltro scritti solo in olandese) davanti alla stazione
centrale, oltre ai compagni dell’Autonoom Centrum. In
conclusione, purtroppo, anche il tanto celebrato modello
sociale olandese, civile e tollerante, sta scricchiolando
sotto i colpi poderosi del neoliberismo e della
globalizzazione delle leggi e dei mercati (il cosiddetto
“Pensiero Unico”), così come avviene in tutto il resto
d’Europa. I governi hanno un potere decisionale sempre più
limitato: chi detta leggi e strategie sono le banche e i
grossi gruppi industriali. Quindi, semplicemente, anche in
Olanda si sta instaurando una nuova modalità di gestione dello
stato, non più basata su garanzie sociali e costituzionali
(stato sociale - stato di diritto), ma esclusivamente su
criteri economici (economia di mercato - regime di mercato).
Un’ultima osservazione: sono stato in Olanda e precisamente ad
Amsterdam alla fine di aprile. Il 30 aprile si festeggia il
compleanno di Beatrice, regina d’Olanda. E’ una festa
collettiva e di massa, gli olandesi di tutti i colori, neri,
bianchi, gialli, ecc. si riversano per le strade vestiti
d’arancione in preda ad un isterismo di massa festaiolo e
ultra-nazionalista; tutto è consentito (sotto l’occhio vigile
di una quantità incredibile di polizia), la gente appare
ubriaca e contenta; nelle strade brulicanti tutti a strillare
“viva la regina, viva l’Olanda!”; ho visto gente (bianca) col
braccio destro teso nel saluto romano gridare “Sieg Heil”,
applaudita ed approvata da altri che ballavano felici. Il
giorno dopo era il 1° maggio: tutti a lavorare, nessuna festa,
nessuna manifestazione. Anche se l’Olanda non è certamente
solo questo, c’è tanta gente in gamba e intelligente e rimane
pur sempre un sistema sociale distante anni luce (in avanti)
rispetto al nostro, io sono venuto via con l’amaro in bocca:
Amsterdam, Olanda, addio, per me te ne puoi andare anche tu
tranquillamente affanculo; sarò un sognatore, o forse troppo
idealista, ma non è questa la libertà che cerco, non è questo
ciò che voglio.
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